Il Doge

Esattamente per 1.100 anni, dal 697 al 1797, se ne sono avvicendati 120, appartenenti a 67 famiglie patrizie. Ma nel tempo, la suprema carica di Doge della Serenissima Repubblica di Venezia, nata come monarchia ducale ereditaria sul modello bizantino, divenne elettiva, subendo un inarrestabile processo di sottrazione di potere da parte dell’aristocrazia mercantile, tanto che già nel secolo XIII Sua Serenità era solo un sovrano formale. Una trasformazione non certo pacifica, Infatti, nei primi te secoli della repubblica di Venezia vi furono 28 dogi, di cui 14 uccisi in rivolte o deposti, con accecamento o taglio della barba e dei capelli per spregio. Quattro abdicarono, uno cadde in battaglia e solo nove morirono di morte naturale. Per evitare brogli, con l’andar del tempo, il metodo di elezione del doge divene sempre più complicato. Il membro più giovane del Maggior Consiglio portava a palazzo il primo fanciullo tra gli otto e i dieci anni che incontrava. Questi dava inizio a una serie di estrazioni multiple, con pinze di legno, con palline metalliche chiamate “baote” (d quì la parola “ballottaggio”): una sorta di conclave che poteva essere rapidissimo o durare 24 giorni e 114 scrutini, come nel caso del secentesco Giovanni Bembo. L’eletto veniva presentato al popolo con la formula “Questi xe monsignor el Doxe, se ve piaxe”, assisteva alla solenne messa in San Marco e veniva incoronato sulla Scala dei Giganti del palazzo, dove pronunciava la promissione ducale, un giuramento personalizzato di fedeltà. Come primo servitore della repubblica, il doge anticipava la moderna figura di capo dello stato. La sua carica era a vita (dal 1339 non potè più abdicare) e, progressivamente, sempre più controllata e limitata. I pratica, gli unici poteri effettivi erano la nomina dei canonici della basilica di San Marco e la facilità di condurre in guerra l’armata.Prigioniero della propria condizione, il doge non poteva svolgere attività commerciali, nè lui nè i suoi figli (esclusi da tutte le magistrature dello stato) potevano sposare principesse straniere o possedere terre al di fuori del dogado. Non poteva mescolarsi alla popolazione, doveva risiedere nel palazzo ducale, mentre gli eventuali doni che riceveva dai dignitari in visita andavano al Tesoro di San Marco. Infine, non poteva dare udienza, nè aprire la corrispondenza se non in presenza di almeno quattro consiglieri. Perfino i funerali del doge erano solenni ma privati. Venezia non portava il lutto e la formula era “Si, è morto il doge, no la Signoria”. Era circondato da un cerimoniale fastoso e solenne, che doveva manifestare gloria e potenza della repubblica. Numerosi erano i simboli propri della dignità dogale: il corno ducale (copricapo dei militari bizantini), la cuffia simile a quella indossata dal papa e portata sotto il corno ducale, il manto di broccato d’oro, la spada cerimoniale, il seggio ducale, l’ombrello parasole, il cero benedetto, le sei trombe d’argento, gli otto gonfaloni con il leone marciano, un anello benedetto. Questo monile viene usato da secoli il giorno dell’Ascensione per la festa dello sposalizio con il mare. Il doge a bordo del Bucintoro, imbarcazione con sculture e dorature, gettava l’anelo nelle acque della laguna in segno di eterno dominio sull’Adriatico. Inoltre, doveva provvedere con il proprio patrimonio a gran parte delle spese per il mantenimento della propria famiglia, del palazzo e della sua carica. Così, paradossalmente, molte famiglie si trovavano in gravi difficoltà finanziarie, se un congiunto raggiungeva la carica dogale.

 

Il Dogeultima modifica: 2007-12-21T12:25:00+01:00da bollerina
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